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Chi è Tommaso?


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Le illustrazioni



 
 

 

 

 


Il Cantico di Tommaso

di A. Rita Mazzocco

 

 

Sono disponibili anche i biglietti e i segnalibri del Cantico di Tommaso.

Fino ad esaurimento sono disponibili anche le copie d'autore numerate e autografate delle illustrazioni della monaca agostiniana Maria Teresa Majeras.


 
     
per informazioni: progetto@monasteronellacitta.it

 


 
 

Tommaso


 

Sentirsi esistere quasi a dispetto

e poi violentare la vita con rabbia

rubando senza scrupolo alcuno

qualsiasi straccio o parvenza d’amore.

Perfino sudarlo!,

straziando in tal modo ogni vero desiderio.

E poi, quando morde la fame

strozzare, perché no, anche l’umiliante pietà.

 

Ecco, vorrei sapere l’effetto che fa

il sentirsi amati

solo per il fatto di esistere

e non doverselo sempre inventare.

Ed è questo che tarpa le ali

al mio volo segreto.

 

 


Chi è Tommaso?

Te lo presentiamo con un clic


 

 

 

Il Cantico di Tommaso è una raccolta composta, nella sua integralità, da circa 120 testi in forma poetica comprendenti preghiere, meditazioni, riflessioni, ricordi… Una raccolta di singolare impatto emotivo sul piano spirituale, pregevole anche sul piano letterario, ed inspiegabilmente e per lungo tempo rimasta inedita. Chi è Tommaso? Presto detto: è l’autrice, Rita Mazzocco, umbra trapiantatasi qualche anno fa ad Urbino dove vive e lavora. Tommaso, come l’apostolo, perché si considera dotata di fede scarsa ed incerta; di fatto lei non è facile alla fede perché, proprio come l’apostolo, è una persona di controllata razionalità e concretezza, ma quando depone le armi mentali e si lascia sopraffare dalla propria interiorità concepisce pensieri mistici e versi struggenti.

Il Cantico di Tommaso potrebbe a buon diritto intitolarsi Le Confessioni di Rita, perché come le  Confessioni di Agostino il Cantico contiene la storia di un’anima, con i suoi dubbi, le cadute e le ascese, il rifiuto di Dio e la sua riscoperta di Dio, il timido approccio al Suo amore, fino all’ardente adesione alla volontà divina, alla straziante nostalgia di Lui. Come Agostino, l’Autrice ha una profonda conoscenza dell’animo umano, proprio ed altrui, possiede una non comune finezza intellettuale acquisita nel corso di una vita dedicata ad un attento rapporto con gli altri, giovani specialmente. Tutto questo le conferisce esperienze umane morali e spirituali vive, intense che lei trasfonde nei suoi testi poetici per condividerle, conviverle con chi la circonda. Nei Cantico si narra, soffre, ricorda, si strugge, poi canta di gioia… come ogni creatura umana con tutte le sue sfaccettature, molteplicità, contraddizioni. Come Agostino.

1650 anni dopo di lui, il Tommaso del Cantico incarna nel proprio male di vivere la sofferenza di Agostino, l’uno e l’altro in perenne ricerca della verità e del senso della vita, consumati dentro da una fame e sete che niente riesce ad appagare, dalla consapevolezza del tragico limite umano, dall’ansia di raggiungere la misteriosa meta che Dio ha predisposto per ogni Sua creatura.

Conosco bene il Cantico; della selezione che viene pubblicata si può avere un’idea efficace con qualche esempio: il lancinante finale di Tommaso (Ecco / vorrei sapere l’effetto che fa / il sentirsi amati / solo per il fatto d’esistere / e non doverselo sempre inventare), o ancora gli ultimi versi di Amiamoci per quello che siamo (perché nel tuo infinito amore per me / io sono perfetto); tanto basta per cogliere tutta la passione, lo slancio, l’abbandono ma anche la disperazione e il tormento che caratterizzano il rapporto dell’Autrice con il suo Dio. Un Dio che le parla con infinito amore e al quale lei parla con il tu di un’amicizia fiduciosa e confidente.

Che altro posso dire? Posso raccontare l’effetto che la lettura del Cantico fa su di me: mi induce a riflettere, mi insegna a ripercorrere più volte la mia storia personale e a collegare fra loro gli accadimenti significativi, a raffrontare gli eventi della mia vita con la vita di Tommaso, ancora mi chiede qual è il rapporto con Dio, con gli altri, con me stessa, mi interroga sul senso della vita.

Mi ha aiutato a scoprire quanto Tommaso c’è in me, a misurare quanta poca passione coltivo nella mia interiorità, quanta incapacità d’amare inaridisce il cuore, quanto dolore terreno tormenta lo spirito. Il Cantico è divenuto lo specchio della mia anima, lo schermo su cui scorrono le immagini del passato e del presente che lasciano intravedere quale potrebbe essere il mio futuro.

Dunque una lettura importante perché fonte di emozioni pensieri e sentimenti importanti, una lettura che non lascia indifferenti ma che coinvolge e commuove.

Una lettura da non perdere.

 

Maria Pecugi Fop

già Direttrice della Biblioteca Augusta di Perugia

 

 

 

 
 
 

Lungo il Calvario

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C’ero anch’io quella mattina

sulla via della croce.

Eri a poca distanza da me

mentre fra sputi ed insulti

arrancavi verso il posto

dove avevamo decretato

che Tu morissi.

Attorno a me la folla.

C’era chi voleva solo curiosare

e chi era capitato lì per caso

ma c’era anche chi voleva partecipare

per vendicarsi di Te

almeno solo con lo sguardo.

L’ennesima profanazione di quel corpo

già ridotto ad un’unica piaga:

la miseria umana.

 

Non so dirti perché accorsi anch’io

a quella sagra dell’ingiustizia

ma, come Zaccheo, mi feci largo tra la folla

per vedere.

Ed ero in prima fila.

Tutto ciò di cui potrei essere capace era lì

davanti ai miei occhi

sprofondati tra quelle piaghe

che invocavano la morte.

 

Stavi per passarmi davanti

ma io non volevo più vedere oltre.

Avrei voluto essere lontano

il più lontano possibile da quello scempio

ma ormai non potevo più scappare.

Ero imbottigliato tra la folla

che i soldati romani spingevano indietro

per lasciar passare la giustizia dell’uomo.

 

Ora non eri più una macchia di sangue

sulla via del Calvario.

Ora si riconosceva un volto.

Ed eri ancora umano.

Dicono che Tu fossi il più bello fra gli uomini

ma io non ti avevo mai visto prima.

Quella mattina però lo eri davvero

talmente bello da non aver il coraggio di guardarti.

E abbassai lo sguardo

per non correre il rischio d’incontrare il tuo.

Come uno struzzo sperai

d’aver scampato il pericolo di quell’incontro.

 

E mi passasti davanti

ma io non sollevai gli occhi da terra.

Vidi soltanto i tuoi piedi piagati

che sostarono alcuni secondi davanti a me.

Sicuramente dovevi riprendere fiato.

Ma uno schiocco di frusta

Ti richiamò al tuo dovere di vittima…

E così riprendesti sulle spalle il mio peccato

avanzando ancora con fatica.

Ma sui sassi mi lasciasti il tuo ricordo.

 

Dicono che moristi alle tre

ma io non venni a vedere.

Ero rimasto lungo la via del Calvario

seduto a terra

davanti a quell’impronta di sangue

che mi schiantava il cuore.

 
 

 

M. Teresa Majeras O.S.A., La via della Vita

rappresentazione della poesia "Lungo il Calvario" di A. R. Mazzocco

pastello, tempera e acquarello su cartoncino  24 x 33, 2011

Monastero S. Caterina d'Alessandria, Urbino

 

 

 

 
 

 

     
 

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