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Il Monastero di S. Caterina



Pregare       con le mani


 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 











 

 

 

La campana scandisce i vari

momenti della vita monastica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

La cetra accompagna

la preghiera delle monache

 

 

Il Monastero Agostiniano

di S. Caterina d'Alessandria

 
   
Monaca: così, per un fatto d'amore

 



Mio Dio
se io li amerò - Tu li santificherai
se io li accoglierò - Tu li perdonerai
se io li capirò - Tu li scuserai
se io riderò con loro - Tu regalai loro la gioia
se saprò morire con te
loro vivranno per sempre,
se io mi abbandonerò al tuo mistero
Tu non sarai più
un mistero per loro.
 
Mio Signore
se amandoti più di me stessa
veglierò con te nel Getsemani
per tutta la mia vita
Tu mi sposerai per l'eternità.
Ma allora dovrai ascoltarmi per sempre
perchè io
insieme a tua Madre
intercederò per ogni tuo figlio
finchè durerà il tempo dell'uomo.
 
(A. R. Mazzocco, Il Cantico di Tommaso)

 

 

La sua storia


 

L'ipotesi più accreditata sull’origine del monastero di S. Caterina d’Alessandria pone al tardo Duecento la presenza di una comunità di pie donne consacrate, sorta intorno alla cella di S. Michele nella parrocchia di S. Paolo di Urbino e osservante la Regola di S. Agostino. Il vescovo Egidio (1285-1309) compose per esse le costituzioni, rivedute e approvate in seguito dal vescovo Alessandro Guidi (1317-1342).

Ma la prima data certa, che attesta ufficialmente l’esistenza del monastero, è la Bolla emanata dal Capitolo Lateranense il 6 marzo 1346. Secondo il testo, il Capitolo di S. Giovanni in Laterano dà facoltà alla Maestra donna Anastasia del nobile Raniero del Peglio di costituire un monastero e di erigervi un altare e l’oratorio, poi una chiesa e il cimitero, sotto il titolo di S. Caterina e S. Barbara, nel terreno sito nella quadra di Portanova che la nobildonna aveva donato allo stesso Capitolo; il quale a sua volta conferisce a lei e ai suoi familiari il giuspatronato del monastero e conferma per la comunità l’osservanza della Regola agostiniana. La giurisdizione Lateranense comportava indulgenze, favori ed esenzioni considerevoli, compreso il titolo di Abbadessa per la superiora. Si tratta dunque non di una fondazione ma di una sostanziale ristrutturazione e dedicazione dell’edificio che già esisteva.

Il numero delle religiose – nel tempo – crebbe talmente che alla fine del Cinquecento il fabbricato apparve insufficiente a contenerle; il 10 maggio 1604 le monache comprarono il palazzo Thiene dal conte Alessandro, palazzo ottenuto dai Thiene mediante la permuta di una loro casa con quella del nobile Vincenzo Ubaldini (1532), che con orto, cortile e pozzo era situata nella piazza dello Spirito Santo, e che i Tiene avevano ampliato annettendo la contigua casa già di ser Pietro Bonaventura (1542).

Intanto, per volere del Duca Guidobaldo II, su preghiera delle monache, venne chiuso il vicolo che dalla Piazza dello Spirito Santo passava tra i monasteri di S. Caterina e S. Benedetto e terminava presso quest’ultima chiesa, vicolo sul quale si affacciavano i dormitori, la cucina ed altri ambienti di S. Caterina. Parte della piazza divenne l’orto del monastero.

La chiesa di S. Caterina, annunciata da un bel portale in pietra con timpano spezzato recante al centro la figura della santa titolare, fu riabbellita nei primi decenni del Settecento e consacrata il 23 ottobre 1729 da Mons. Tommaso M. Marelli. L’altare è sovrastato da un bassorilievo in stucco dorato raffigurante il martirio della santa di Alessandria, opera di Federico Brandani.

Il periodo che va dal 1810 al 1814 è registrato fra i più funesti e disastrosi per la storia della Chiesa e degli ordini religiosi. Il 15 maggio 1810, per ordine del governo francese, venne pubblicato il decreto di soppressione di tutte le comunità religiose, maschili e femminili: da un giorno all’altro le monache furono buttate per strada con solo quello che avevano addosso, gli edifici e tutti i beni mobili ed immobili confiscati e mai più restituiti. Passata la bufera napoleonica, il 4 maggio 1814 il Papa Pio VII ordinò che tutte le religiose tornassero ad occupare i loro monasteri.

Sotto il vescovo Alessandro Angeloni – in carica per ben 35 anni – fu soppresso per decreto pontificio di Pio IX il monastero delle convertite di S. Maria della Bella e le monache agostiniane ivi residenti furono unite a quelle di S. Caterina il 1° dicembre 1847.

Le comunità vissero tranquille per soli 45 anni, allorché il 3 gennaio 1861 un decreto del governatore Lorenzo Valerio ordinò la requisizione dei monasteri e l’inventario di tutti i beni.

L’attigua Comunità Agostiniana di S. Benedetto subì l’espulsione dal monastero, le monache vennero accolte dalla Madre Celeste Piccini, abbadessa di S. Caterina, la quale mise a loro disposizione una parte del suo monastero. Anche quello di S. Caterina fu requisito dal governo, che ne prese possesso il 10 aprile 1861, lasciando però alle religiose la facoltà di abitarlo. Tuttavia non potevano né vestire l’abito né accogliere giovani vocazioni, ma le postulanti entrarono ugualmente con la qualifica di inservienti, eroicamente disposte ad attendere per lunghi anni la realizzazione del loro desiderio di consacrazione.

Il 29 dicembre 1901, per l’interessamento di Nicola Frabbrizi, si iniziarono le pratiche per l’acquisto del fabbricato che fu riscattato il 13 giugno 1902 per 14.000 lire.

Intanto, grazie ai buoni uffici del vescovo Mons. Vampa, le religiose di S. Benedetto furono ufficialmente incorporate alla comunità di S. Caterina, dove il 4 ottobre 1902 furono accolte anche le Clarisse Urbaniste di S. Lucia, essendosi ridotte a poche unità.

Durante il secondo conflitto mondiale il monastero, dietro richiesta di Papa Pio XII,  aprì le porte della clausura a diverse donne di religione ebraica perseguitate dai nazisti, rischiando gravi pericoli. Ma tutto si risolse per il meglio e le signore accolte poterono ritornare, dopo qualche tempo, alle loro case.

Attualmente la Comunità monastica è composta di 12 religiose e una amica laica, affiliata alla Comunità e all'Ordine di Sant'Agostino, che collabora alle attività formative e culturali del Progetto Un Monastero nella città. Fra i tanti monasteri di Regola agostiniana che esistevano in Urbino, solamente S. Caterina d'Alessandria  sopravvisse saldamente alle soppressioni e alle vicissitudini del tempo.

Disegno della chiesa e del monastero di S. Caterina, 1724

 


 

Il portale della Chiesa del Monastero dedicata a Santa Caterina d'Alessandria

 

 

 

   

 

 

   
 


Puoi venire a pregare con noi

 
   

S. Messa festiva

Ore   8.30

   

S. Messa feriale

Ore   7.00

   

S. Rosario

Ore 11.30

   

Canto dei Vespri

Ore 19.00

   
 

 

     

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